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Nel 1928 Soupault dedica alla danza Tersicore, saggio inedito in Italia, tradotto da Esther Celiberti. L’autore teme la decadenza del genere, corrotto dalle leggi del mondo dello spettacolo e dall’avvento della società di massa. Non subalterna ad altri codici espressivi, l’arte coreutica non deve snaturarsi né perdere la purezza delle origini. Travolto dall’entusiasmo per l’assoluta spontaneità dei ballerini neri, ammirato dalla ricerca di bellezza di Isadora Duncan, annoiato dagli intellettualismi dei critici, Soupault protegge le energie di un genere che talora compiace il pubblico pur di restare in vita. A distanza di un secolo dalla pubblicazione, Tersicore non ha perso lo smalto della scrittura e il pathos razionale dell’analisi, ma in particolar modo seguita a trasmetterci l’irrinunciabile diletto dello spettatore dinanzi ai prodigi del corpo. Il testo è preceduto da un saggio di Esther Celiberti dedicato alla figura di Salomè, la cui danza ha ascendenze remote e ascendenti di rilievo. Al personaggio biblico si sovrappongono nel tempo altri modelli quali l’orientale, la femme fatale, la donna di spettacolo.
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