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Una raccolta di dieci “conferenze filosofiche” tenute da Susanne Katherina Langer tra il 1953 e il 1956, oltre a un'appendice che riproduce un saggio del 1951 sulla peculiarità dell'astrazione in arte. In questi scritti Langer ricapitola gli elementi cardine della propria prospettiva estetica, affrontando temi che vanno dalla nozione di “forma” alla questione dell'espressività che caratterizza l'opera d'arte. A partire dalla tesi secondo cui l'opera d'arte è “la forma percepibile che esprime la natura del sentimento umano”, Langer prospetta l'approdo a cui tende il suo pensiero: un'antropologia della mente, che viene colta in quella fondamentale componente emotiva in virtù della quale l'ambiente a cui si relaziona l'organismo umano assume il profilo di un mondo intessuto di valori simbolici e potenzialità comunicative, e dunque disposto all'interazione sociale.
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