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La morale di questo racconto corrisponde al brano evangelico "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano." Questo passo del Vangelo di San Giovanni è applicabile anche alle idee cristiane, allorquando vengono secolarizzate, ossia separate dal loro costitutivo significato religioso.
Gesù e solo Gesù è il principe della storia.
Gesù è sia l'"initium a quo" sia il "terminus ad quem", della nostra evoluzione umana: Gesù è il senso della nostra ragione.
Il progresso della nostra civiltà iniziò con la resurrezione di Gesù e terminerà il suo corso storico con il suo Avvento, ossia con il suo ritorno sulla Terra.
Questa è la morale di "Oidah, il senso della ragione.
Trama
"È opinione unanimemente condivisa, che la conoscenza umana debba necessariamente progredire nel corso del tempo: questa convinzione è sbagliata. Infatti, dopo secoli di progresso, giunsero gli anni in cui, spontaneamente, ogni forma di scienza arrestò la sua evoluzione e rapidamente prese a dissolversi nel nulla, mentre la civiltà mondiale regrediva verso organizzazioni sociali e individuali dell'esistenza sempre più rudimentali, finché, i pochi e dispersi sopravvissuti si adattarono ad una condizione di vita quasi preistorica. Pertanto, noi, Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, insieme al Serafino Daniele, siamo discesi fra le terre del Villaggio dove abitavano gli ultimi uomini civili, per chiedere ai quattro fratelli Oidah, di intraprendere una feroce guerra, da combattere sia sulla Terra, sia nel Paradiso Terrestre ed essi hanno giurato il loro assenso con piena fedeltà."
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