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"Cristiano Sias scopre il gioco delle connessioni e delle interferenze metaforiche e, in fondo, ammette la teoria relativa al rivelarsi in forma allegorica, non senza manifestare il gusto preferenziale di una - diciamo - 'via panoramica', lunga e magari impervia, ma di sicuro più pittoresca, per dare assetto ai dati e compiere l'enunciato. [...] Sias è certamente un fondatore della nuova poesia, quella che sa conciliare la modernità cronologica con la modernità sostanziale, e soprattutto con questa; infatti, la sua rifondazione, in fondo, non è altro se non un'attentissima riesamina dei 'modi' connotativi del Novecento e dei loro ismi. Anche perché, nella rigorosa scansione espositiva [...] Sias raggiunge cuspidi liriche di estrema originalità ed efficacia." Così scriveva Rodolfo Tommasi. "Ma chi si illudesse di conoscerlo in base a qualche suo scritto resterebbe deluso" aggiungeva poi, sottolineandone la varietà espositiva a 360 gradi della sperimentazione, anche provocatoria, come in un laboratorio perenne. In realtà in questa raccolta esiste un percorso dal generale al particolare al contrario. La connotazione negativa dell'immaginario comune dell'ombra al confronto con la luce assume una specularità positiva rivoltandone il concetto del bene e del male. Quanti in fondo "nell'ombra" operano e studiano "con il cappuccio" per rimediare ai danni che altri fanno in modo ben visibile, o subdolo e nascosto - cosa ben diversa dell'osservazione dal buio -, senza mai mettersi in mostra, fatto che il mondo d'oggi quasi impone ogni momento, proponendola quasi come - deviata - virtù esistenziale? Hachers e anti-hachers, guerra e pace, l'osservarsi dentro in profondità per vedere meglio ogni orizzonte. E sia che questi altri e danni siano parte intrinseca e contradittoria del nostro essere, sia che siano esterni al subire in una lotta impari, lo si fa per quell'essenziale invisibile agli occhi ma non al cuore, che non ha bisogno di esibirsi e al buio può trovare la sua forma di applicazione migliore e più efficace. Spesso sono essi stessi in fondo i salvatori dietro le quinte, gli scopritori del male, protettori protetti da quell'oscurità salvifica della conoscenza che fanno paura e - come diceva Burroughs- "possono venir fuori quando le ombre coprono le fessure".
Ahoj! Som Libroamiko, tvoj knižný radca.
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