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La letteratura ebraica medievale non è un archivio di curiosità, ma un'officina di pratiche. Poesia, diritto, filosofia e mistica vengono qui restituiti come dispositivi concreti, capaci di reggere alla prova del tempo perché sorretti da tecniche sobrie: il verso che disciplina il pathos, il lemma e la glossa che amministrano il senso, la casistica giuridica che misura volontà ed errore, l'immagine mistica che protegge il lettore con soglie e filtri.
La parola e il commento mostra come l'ebraico medievale viva nella pluralità delle lingue - aramaico, giudeo-arabo, latino, volgari - e come la diaspora trasformi luoghi e testi in corridoi di scambio. Le carte e le cronologie rendono visibili rotte, scuole e mercati; le letture ravvicinate restituiscono la concretezza di strofe, responsa, colophon, glosse, errata.
Il volume non cerca l'esotico né il monumentale: propone un metodo. Leggere significa verificare, distinguere cardini e cerniere, riconoscere le misure che hanno permesso alla tradizione di durare tra pressioni politiche, migrazioni e nuove economie del libro.
Destinato a studenti, docenti e lettori esigenti, questo libro inaugura la collana Hebraica preparando al secondo volume, Rinascimento, diaspora sefardita e prima modernità (1492-1700). Non una celebrazione della "modernità", ma il seguito di un mestiere: far vivere i testi e le comunità attraverso la disciplina della forma.
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