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Copernico fu un conservatore. Galileo, per gran parte della sua vita, anche. A lungo cercò di conciliare la sua legge di caduta col moto circolare uniforme. Cioè, con un dogma teoretico ereditato da Platone e Aristotele. Probabilmente, aderì al copernicanesimo proprio per favorire tale conciliazione. Poi però, da vecchio, capì che la sua legge di caduta poteva essere derivata solo dal principio d'inerzia rettilinea. Cioè, da un moto rettilineo uniforme di durata infinita.
Secondo una leggenda, dopo la condanna Galileo avrebbe mormorato "Eppur si muove!". In realtà, potrebbe aver esclamato esattamente l'opposto, vale a dire "Eppur sta ferma!". Perché, molto verosimilmente, fu proprio per via del processo che si rese conto che la sua legge di caduta poteva essere derivata solo dall'inerzia rettilinea e che tale dimostrazione poteva risultare valida solo su una Terra supposta ferma in mezzo all'universo.
Fondando la sua legge di caduta sull'inerzia rettilinea, Galileo ha connesso la Rivoluzione scientifica, emersa quattro secoli fa, con la Rivoluzione cognitiva, sviluppatasi decine di migliaia di anni fa. La sua legge di caduta è una sorta di filo rosso cognitivo che ci lega alla preistoria. Cioè ad un'epoca nella quale credere in una realtà trascendente era il nostro unico modo di conoscere il mondo. In questa capacità di connettere tra loro due sistemi cognitivi affatto differenti risiede, secondo l'autore di questo libro, l'autentica grandezza di Galileo.