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Nei fitti percorsi interni di questo suo nuovo, organico libro, Valerio Mello, entrando nel vivo dettaglio del reale, nella fisica concretezza delle situazioni, coglie anche utilmente l’insinuarsi inatteso di elementi che introducono toni di una controllata visionarietà. Eccolo allora muoversi, nella densità magmatica della sua inquieta scrittura, meditando, nell’intreccio di varie autoriflessioni, sull’enigma dell’esserci, che si riflette in percorsi scheggiati, ma al tempo stesso corposi. Tra le numerose immagini proposte, ci offre, per esempio, l’idea di una enigmatica «realtà condensante», che viene a turbare l’io lirico, con alternanze di aperture e chiusure, facendo emergere, pur nella loro dimensione problematica, «i segni della sopravvivenza». In questa opera, Mello riesce a coinvolgere grandi figure storiche della cultura, con incursioni anche nella classicità, facendo apparire, tra le numerose presenze evocate, Eraclito, Epicuro o Giordano Bruno. E, sorprendendoci, si muove poi su un piano del tutto diverso, con la citazione del mitico vascello svedese Vasa – il quale affondò nel porto di Stoccolma il giorno del varo, 10 agosto 1628 – che «entra nella sala dei Misteri».
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