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L’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sul capitalismo dell’era digitale ha prodotto trasformazioni radicali e conseguenze di cui dobbiamo ancora acquisire piena consapevolezza. L’irruzione di queste tecnologie ha reso “popolare” un profondo mutamento che non riguarda soltanto la produzione economica, ma la stessa produzione di mondo, materiale e simbolica. Il cuore della riflessione è il potere inedito che nasce dal controllo degli strumenti digitali da parte di un ristretto numero di compagnie private, occidentali e non. Un potere che segna una svolta nella storia del capitalismo e che, secondo alcuni autori, prefigura addirittura il passaggio a una nuova fase: il tecno-feudalesimo. Che si tratti del capitalismo di Stato cinese o di quello statunitense, la natura totalitaria del capitalismo digitale impone oggi una riflessione critica indispensabile. Questo numero di “aut aut” mette a fuoco i rischi politici, sociali e soggettivi della nuova configurazione del potere, tra scenari distopici evocati dagli stessi ideologi della Silicon Valley e l’urgenza di contrastarne le derive. La seconda parte del numero prosegue, invece, la riflessione sul lavoro culturale e su cosa significa oggi “pensare criticamente” senza cedere all’inerzia dell’accademia o al rumore confuso del discorso pubblico.
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