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Non autrici né attrici, certo protagoniste.
Le donne: protagoniste della tragedia e, attraverso loro, protagonista diviene l'amore, aristotelicamente passionale.
Al contrario, nonostante morte e violenza siano perennemente presenti nelle tragedie, esse non sono mai protagoniste. L'amore non diviene mai sconfitta, mai lo è davvero, perché esso veicola passione (per un fratello degno di onorevole sepoltura come per Antigone), bellezza (come per Elena) o l'identità stessa della donna (come per Elettra). In una società spassionata, come afferma Silvia Vegetti Finzi, ogni generazione necessita di passioni per sentirsi vitale intensamente.
Il coro nell'Antigone: "Amore invincibile che chi ti ha dentro è pazzo". Nella tragedia due elementi sono dominanti: l'amore e la follia. Gli stessi filosofi greci sostenevano che l'amore è una patologia psichica, "una mania". Tuttavia, che sia bello o brutto, l'amore vincerà sempre. L'amore passionale nella tragedia va oltre la vita, è forte come la morte. La forza dell'amore è più dolorosa nelle donne, per questo vere protagoniste della tragedia.
Con la tragedia si cura la tragedia della vita. È il principio della catarsi. Ed è Aristotele stesso a spiegare le proprietà "guaritrici" della tragedia: rivivendo il dolore che nella tragedia è connaturato ad un amore passionale, così rappresentato sulla scena, lo spettatore riesce a conoscerlo meglio e quindi a meglio sopportarlo nella vita o ad evitarlo, sottraendosi per quanto possibile a comportamenti follemente passionali che conducono alla distruzione psichica.