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Questo libro nasce da una terra che conosco e da un'acqua che non ho mai smesso di rispettare.
Il Polesine non è solo un luogo, ma una memoria fatta di argini, silenzi e case che hanno imparato a convivere con il fiume.
Ho scelto di raccontare l'alluvione attraverso lo sguardo di un bambino, perché solo chi non ha ancora imparato a dominare il mondo può davvero ascoltarlo.
In queste pagine il fiume non è un nemico né un mito, ma una presenza viva, con cui l'uomo è chiamato a stringere un patto.
Acque della memoria non è un libro sulla distruzione, ma sull'attenzione.
Non parla di catastrofi, ma di ciò che resta dopo: il bisogno di ricordare, di dare spazio, di imparare a convivere.
Acque di Memoria è un romanzo di narrativa civile ambientato nel Polesine, che prende avvio dall'alluvione del Po come evento storico e umano, per raccontarne le conseguenze profonde sulla terra, sulle persone e sulla memoria collettiva.
La storia segue lo sguardo di Tommaso, un bambino che attraversa il trauma dell'acqua insieme alla propria comunità. Attraverso di lui il lettore osserva un territorio ferito: argini spezzati, campi sommersi, case perdute, ma soprattutto un equilibrio antico infranto tra l'uomo e il fiume. Il Po non è mai antagonista né divinità vendicativa: è presenza viva, memoria che scorre, forza naturale che chiede ascolto.
Il romanzo si sviluppa su due livelli narrativi intrecciati.
Da un lato, la ricostruzione realistica del Polesine dopo l'alluvione: il lavoro degli uomini, le decisioni difficili, lo spostamento delle case, il ridisegno del territorio, il dolore silenzioso di chi ha perso tutto.
Dall'altro, un livello simbolico controllato, affidato a immagini essenziali e mai decorative: il lago nato dalla piena, il pesce come messaggero, la voce dell'acqua come coscienza collettiva. Questi elementi non negano la realtà, ma la illuminano, rendendo visibile ciò che spesso resta invisibile: la memoria, la responsabilità, la cura.
Tommaso non è un eroe, né un prescelto. È un ponte: tra generazioni, tra passato e futuro, tra l'uomo e il fiume. La sua crescita non coincide con un trionfo, ma con una presa di coscienza: ascoltare, ricordare, lasciare spazio. Attorno a lui si muove una comunità che lentamente cambia, imparando che la sicurezza non nasce dal dominio della natura, ma dal rispetto dei suoi ritmi.
Negli ultimi capitoli, il romanzo si apre a una riflessione più ampia: le ferite non sono solo quelle visibili. Ci sono crepe nella terra e nelle scelte umane che richiedono una cura continua. Acque di Memoria si chiude senza retorica, con un senso di promessa sobria e adulta: il futuro non è garantito, ma può essere costruito, goccia dopo goccia.
Lo stile è asciutto, poetico ma concreto, radicato nella tradizione della narrativa italiana del Novecento (Pavese, Meneghello, Rigoni Stern), con un'attenzione particolare alla lingua semplice, al paesaggio come personaggio e alla dimensione morale della storia.
Acque di Memoria è un romanzo sul ricordare come atto di responsabilità, sull'acqua come origine e limite, e sulla necessità, oggi più che mai, di ristabilire un patto tra l'uomo e la terra che abita.
Ahoj! Som Libroamiko, tvoj knižný radca.
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