Nehodí sa? Žiadny problém! Tovar môžete vrátiť až do 30 dní
S darčekovým poukazom nešliapnete vedľa. Obdarovaný si za darčekový poukaz môže vybrať čokoľvek z našej ponuky.
Až 30 dní na vrátenie tovaru
Nella sala più interna dell'archivio del monastero delle catacombe c'è un fascicolo ingiallito, senza titolo.
Solo una data: 17 luglio 1918.
Basilio lo apre, e le righe si dispongono come una ferita ancora aperta.
Nicola II non morì in un corridoio oscuro, come raccontano i manuali conformi.
Morì in piedi, offrendo il proprio corpo per proteggere i figli.
Secondo la testimonianza che Basilio trova, lo Zar chiese ai carcerieri una sola cosa:
"Lasciate che i miei figli e mia moglie vivano. Fate di me ciò che volete."
Non risposero.
Lo spinsero insieme alla famiglia nella stanza seminterrata della casa Ipat'ev.
La luce tremolava sulle pareti, sulle icone rovesciate, sul pavimento già bagnato d'acqua per "assorbire il sangue".
Quando le armi si alzarono, Nicola fece scudo con il proprio corpo, avvolgendo la zarina e i bambini. Il grido soffocato di quella notte, una notte senza Dio, senza testimoni, senza pietà, è la voce che Basilio sente ancora risuonare nel silenzio dell'abbazia:
"Ogni 17 luglio, il mondo dovrebbe ricordare che una dinastia muore quando un popolo ha perso la sua anima"
Una strage dimenticata dall'Europa, rimossa dalla Russia, riscritta dalle potenze che volevano cancellare tutto ciò che lo zarismo rappresentava.
Ma il sangue dei Romanov resta nel sottosuolo come una voce trattenuta:
una ferita che attende ancora giustizia e che grida vendetta.
Ahoj! Som Libroamiko, tvoj knižný radca.
Ako ti môžem pomôcť?